
Una mostra di scritti e di fotografie di Stefano Jacini, illustre personaggio dell’800. Il Vicepresidente della BCC Valle del Lambro, Augusto Colombo, ha partecipato all’interessante conferenza che si è svolta domenica pomeriggio presso l’Oratorio “La Rotonda” di Tregasio, frazione di Triuggio, promossa dall’associazione culturale “La Rotonda di Tregasio”.
Scopo dell’incontro è stato quello di presentare la figura di un illustre personaggio come il Conte Stefano Jacini, ministro, politico ed economista del Regno d’Italia. Compito affidato alla professoressa Maria Luisa Betri, ex docente di storia dell’Università Statale di Milano, e al Conte Stefano Jacini, tra gli eredi dell’illustre famiglia.
Stefano Jacini nacque il 26 giugno 1826 a Casalbuttano, in provincia di Cremona, da una benestante famiglia della Bassa lombarda: suo padre, Giovanni Battista Jacini, era un agiato proprietario terriero che possedeva anche una fabbrica tessile per la filatura di lino e di seta. Anche la madre, Maria Grazia Romani, proveniva da una famiglia borghese.
“La mente più lucida della politica italiana dopo Cavour – ha spiegato la professoressa durante l’incontro di domenica - Uomo asciutto, insofferente ai compromessi, non si guadagnava facilmente consensi. Aveva la grande capacità di prevedere le distorsioni dell’assetto politico italiano: lui stesso si definiva una Cassandra”.
Stefano era il terzo di tre figli: Pietro, nato nel 1820 e Paolo nel 1923. Per permettere ai figli di continuare a guidare l'impresa di famiglia, Giovanni Battista Jacini decise di iscriverli al collegio dell'agronomo svizzero Philipp Emanuel von Fellenbeg, sito a Hofwyl, presso Berna, in Svizzera, dove studiarono lingue e tecnica agraria. Un periodo che lasciò un’impronta indelebile in Stefano Jacini.
Nel 1836, tuttavia, dopo appena tre anni di permanenza, Stefano dovette essere ritirato dal collegio a causa di un decreto asburgico di due anni prima che vietava ai sudditi dell'Impero di mandare i figli a studiare all'estero. Continuò dunque al collegio San Paolo di Milano, al ginnasio di Brera e infine al liceo di Porta Nuova, dedicandosi agli studi umanistici, affiancati da nozioni di contabilità e all'uso delle lingue straniere. Nel 1846 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Pavia, dove si laureò il 10 marzo 1850.
Divenuto avvocato, Jacini ultimò i suoi studi a Vienna da dove completò la sua formazione con viaggi di studio in Germania, in Svezia, in Russia, in Ungheria, fino in Grecia e in Turchia. Ben presto cominciò a interessarsi alla politica, frequentando i circoli culturali milanesi e stringendo rapporti con personaggi del calibro di Carlo Cattaneo, che divenne “un amico e un maestro”.
Per via della sua esperienza economica e finanziaria, nel 1860 fu nominato da Cavour stesso Ministro dei Lavori Pubblici del Regno di Sardegna. Durante il suo periodo ministeriale, Jacini, da uomo concreto, mise a frutto le sue competenze tecniche e organizzative: diede impulso alle infrastrutture fornendo preziose consulenze sull'organizzazione della rete ferroviaria nazionale, fece riordinare il sistema postale e telegrafico italiano, uniformò la legislazione sulle opere pubbliche e regolamentò la costruzione delle strade. Si pronunciò a favore del transito del San Gottardo.
Il suo rapporto con la politica fu sempre conflittuale: dimessosi il 17 febbraio 1867, Stefano Jacini rifiutò, sebbene vincitore, l'elezione a deputato del 20 dicembre 1868, accettando, invece, la nomina a senatore, avvenuta il 7 febbraio 1870 e ricevuta dal Re Vittorio Emanuele II. Negli anni che seguirono, molte furono le sue pubblicazioni di carattere economico e politico e proposte di riforma per il miglioramento delle istituzioni statali tramite il decentramento amministrativo e l'allargamento del suffragio elettorale.
Nel 1880 il Sovrano Umberto I, a riconoscimento dei suoi meriti, gli conferì il titolo di Conte. Uomo politico sui generis, Jacini era spesso in disaccordo anche con gli appartenenti al suo stesso partito. Nonostante fosse molto assorbito dalla vita politica, non allentò mai gli affari con il commercio della seta.
Il nome di Jacini rimane ancora oggi legato alla famosa inchiesta agraria, varata il 15 marzo 1877 durante il governo presieduto da Agostino Depretis, esponente della sinistra storica, per verificare le condizioni economiche e sociali delle campagne italiane e lo stato dell'agricoltura nazionale. Jacini dal 1881 al 1886 fu presidente della commissione istituita a tale scopo, pubblicando nel 1884 un voluminoso rapporto, tuttora noto col nome “Inchiesta Jacini” promossa dalla Camera dei deputati il 15 marzo 1877. Liberista, chiedeva la riduzione delle spese militari e sgravi fiscali per l'agricoltura.
Negli ultimi anni Jacini, dai banchi dell'opposizione della destra, osteggiò il trasformismo di Depretis e le tendenze autoritarie e imperialistiche di Francesco Crispi, in particolare la stipula della Triplice Alleanza, il colonialismo in Africa e la politica economica governativa. Volto della modernizzazione del Paese, il suo agire fu orientato a un progetto coerente e unitario. Ebbe rapporti politici con Guido Susani, imprenditore del baco da seta che visse a Rancate.
Stefano Jacini si sposò nel 1858 con Teresa Prinetti la cui famiglia possedeva ville di delizia a Montesiro. Il figlio Gino fu il primo ad abitare la Villa Jacini di Tregasio. Stefano Jacini morì nel 1891 a 64 anni e fu sepolto nella tomba di famiglia nel Cimitero monumentale di Cremona.
Alla conferenza stampa di domenica era presente anche il nipote e omonimo, Conte Stefano Jacini, che ha raccontato alcuni aneddoti della sua vita tra cui la fondazione del quotidiano “La perseveranza”.
“Un personaggio interessante, per certi versi controverso e stimolante – ha dichiarato il sindaco di Triuggio, Pietro Giovanni Cicardi, durante la conferenza – Sicuramente il suoi apporto è stato significativo prima e durante l’Unità d’Italia grazie alla sensibilità progressista e alle intuizioni lungimiranti”.
“Un evento grandioso, una storia antica ma al tempo stesso modernissima” ha concluso la presidente dell’associazione culturale La Rotonda di Tregasio”, Luciana Crippa, affiancata dal Vicepresidente Luciano Ponzoni.